Alla scoperta delle Eivane del Lèch dai Giai

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Le Eivane sono delle bellissime ragazze, che vivono ai piedi delle Cime d'Auta, in un lago verde smeraldo incastonato in una splendida conca che ha preso forma nel cratere di un antico vulcano spento. Secondo la leggenda, queste ondine attiravano i giovani attraverso un canto magico e facevano in modo che gli uomini gettassero i propri amuleti religiosi nel lago per placare i lamenti delle anime purganti … lamenti che si udivano durante i forti temporali estivi. Si racconta che un ragazzo andò curioso un giorno sulle rive del lago per vedere con i propri occhi le tanto misteriose Eivane. Appena udì i loro canti, alcuni nani spuntarono dalle rocce e colpirono il giovane con le loro frecce. Questi fu così trasformato in una fonte d’acqua …. che ancora oggi potete trovare lungo il sentiero che sale al Lèch di Giai!

Partiamo dall’area pic-nic appena sopra il borgo di Sottoguda e imbocchiamo il sentiero n.668 che, in circa un’oretta, ci porta in un posto da favola: Franzei.
Questo antico alpeggio è ancora oggi ricco di baite, le classiche casette in legno che un tempo offrivano rifugio ai contadini durante la fienagione. Su questi pascoli veniamo cullati dal suono dei campanacci delle mucche e dai fischi delle marmotte che appena ci intravedono lanciano subito l’allarme alle altre del gruppo.
Con il rumore dell’acqua che scorre lungo il ruscello, avanziamo fino ad imboccare un sentiero che sale lungo il bosco. Per un attimo ci sembra di intravedere uno scoiattolino che sale i rami di un albero. Accompagnati dai suoni della natura, continuiamo a salire e, quando la fatica si fa ormai sentire, intravediamo il famoso specchio d’acqua: sembra davvero un quadro! La roccia dolomitica da un lato che si fonde con la roccia vulcanica sull’altro lato. La pace regna davvero qui e la quiete è interrotta solamente dai sassi smossi dagli stambecchi che intravediamo tra le rocce dell’Auta.

Riprendiamo le forze gustando il nostro pranzo al sacco e scendiamo poi a valle, con ancora gli occhi colmi di queste immagini uniche e speciali.

 

Photo credits: Elisa De Nardin

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