Turchi a Bramezza? Scopri se è storia oppure leggenda

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Incastonato fra i pascoli verdi alle pendici del Sasso Bianco sorge Bramezza, un antico villaggio di montagna dove ancora oggi regna l’atmosfera di un tempo. Appena arrivati si viene subito catapultati all’indietro, in un mondo in cui la lentezza dello scorrere delle giornate al ritmo della natura era un valore fondante. Bramezza è tutt’ora abitato da alcune persone che hanno deciso di regalarsi il lusso di vivere “fuori dal mondo”, in una dimensione suggestiva e di richiamo alle origini.

Partendo da Santa Maria delle Grazie, saliamo la strada asfaltata imboccando poi un sentiero nel bosco. Con il fiato corto per la ripida salita, veniamo subito accolti dal canto degli uccellini e dal fruscio delle foglie. Se siamo fortunati, possiamo anche adocchiare qualche scoiattolo o qualche picchio.
In un’oretta abbondante iniziamo a intravedere le prime case dell’antico borgo di Bramezza. Subito siamo pervasi da questo silenzio rarefatto e quasi innaturale che crea in noi un profondo sentimento di pace. Le case di un tempo, fatte di sassi e legno, con la fontana del paese risalente all’anno 1916, ci fanno rimbalzare indietro nel tempo. Camminando fra i fienili e le abitazioni scorgiamo stupiti alcuni camini tondeggianti dalla forma inusuale rispetto ai classici camini di montagna: sono i “cammini turchi”. Secondo i racconti di un tempo, sembra infatti che Bramezza fu abitata dai turchi fatti prigionieri dalla Serenissima durante la battaglia di Lepanto, nel 1571. I vicini villaggi di Caracoi Cimai e Caracoi Agoin portano non a caso dei toponimi che richiamano il termine turco di “Karaköy”, nome che ancora oggi appartiene ad un famoso quartiere di Istanbul.
Alzando poi lo sguardo davanti a noi, rimaniamo a bocca aperta: sopra l’elegante parete nord del Civetta e sotto il verde specchio d’acqua del lago di Alleghe.
Con un po’ di invidia per chi vive quassù e può godere di questa vista ogni giorno, ci incamminiamo lungo il sentiero che ci porterà dapprima a Saviner di Calloneghe per poi arrivare nuovamente a Santa Maria delle Grazie.

 

Photo credits: Heart of the Dolomites

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