Pale di San Lucano

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“Le Pale di San Lucano sono montagne diverse. Si entra e si esce, in un mondo totalmente a parte”. Queste le parole di Ettore De Biasio, alpinista profondo conoscitore delle Pale, nella premessa alla guida più completa su queste cime.

Territori dal fascino austero e selvaggio, fino agli anni ’80 esplorati quasi esclusivamente da bestie e cacciatori, dove sono state scritte pagine eroiche di un alpinismo denso di valore ed emozioni ma distante dalle copertine patinate. Il motivo? Avvicinamenti infiniti e tortuosi, bivacchi in pareti selvagge, ritorni lunghi ed estremamente complessi, dove il fiuto e l’intuito dell’alpinista devono avvicinarsi a quello degli animali che si aggirano per questi luoghi.

Caratteristici sono i borai, enormi canaloni che tagliano le pareti per tutta la loro altezza, creando una varietà di conformazioni rocciose dalle forme più originali e dai nomi fantasiosi: ben visibile da valle ad esempio è il Campanile delle Besàuzega, o i più nascosti Arco di Bresanèl e il famoso Cór, il cuore.

Oltre alle quattro pale principali, la prima, la seconda, la terza e la quarta, si trovano una moltitudine di altre cime e spiz, tra i quali il famosissimo Spiz di Lagunàz, che ospita una delle linee di arrampicata più estetiche e ambite delle Alpi: il diedro Casarotto-Radin.

 

Photo credits: Danilo Benvegnù

Pale di San Lucano